
Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza - per il Comunismo (CARC)
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Comunicato della DN n. 16/2013 - 20.07.13
La delibera del Collegio Statutario Nazionale che ha portato all’espulsione di M. Elena Muffato dalla CGIL non salta fuori!
Il Collegio Statutario Nazionale della CGIL è un Tribunale speciale segreto, usa schedature e dossier stile Valletta contro i comunisti presenti in CGIL?
Il Collegio Statutario Nazionale e la direzione della CGIL hanno forse qualche magagna da coprire nell’ambito dello scandalo Fonsai? L’espulsione di M. Elena è funzionale a questo?
Ricevuta la lettera di espulsione dalla CGIL per “appartenenza al P.CARC”, il 12.07.13 la compagna M. Elena Muffato ha richiesto via mail ai membri della segreteria regionale Fisac Campania Nadia Corradetti, Ciro De Biase, Gabriella Dell’Aversano, Pierluigi Sessa, Paolo Scognamiglio, Franca Marano e al Segretario Generale Fisac Campania Susy Esposito (firmatari, insieme al Segretario Nazionale della Fisac Agostino Megale e al Segretario Generale CGIL Campania Franco Tavella, del provvedimento di espulsione), di avere una copia della delibera con cui il 9.07.13 il Collegio Statutario Nazionale ha decretato l’incompatibilità tra appartenenza al Partito dei CARC e iscrizione alla CGIL.
A una settimana di distanza però non ha ricevuto né la delibera né una risposta!
La mancata consegna della delibera che la riguarda è una violazione bell’e buona dello Statuto della CGIL che dice all’art. “le iscritte e gli iscritti hanno diritto a essere tempestivamente informati di addebiti mossi al loro operato e alla loro condotta (…)” e ancora all’art. 6 indica come uno dei “cardini su cui poggia la vita democratica della CGIL”, la “garanzia della massima partecipazione, personale o a mezzo di delegati, di ogni iscritta/iscritto alla CGIL, in uguaglianza di diritti con le altre iscritte/iscritti, alla formazione delle deliberazioni del proprio Sindacato di categoria e delle istanze confederali, o alle decisioni specifiche che li riguardano”. Ma anche del regolamento del Collegio Statutario stesso secondo cui “essa (ndr: l’interpretazione definitiva delle norme statutarie e regolamentari), se di valore per tutta la CGIL , viene diffusa ai Comitati di Garanzia e ai Collegi di Verifica, e può essere pubblicata su Rassegna Sindacale” (art. 8). E’ evidente che l’incompatibilità tra appartenenza al P.CARC e iscrizione alla CGIL è una questione “di valore per tutta la CGIL ”: in base alla delibera che ha portato all’espulsione di M.Elena, la direzione della CGIL dovrebbe espellere tutti i membri del P.CARC!!!
Persino i normali Tribunali borghesi consegnano a chi è inquisito le motivazioni delle loro sentenze, il Collegio Statutario Nazionale della CGILinvece no? E’ un Tribunale speciale segreto? Emette le sue sentenze senza neanche mettere a conoscenza delle motivazioni il condannato? Ha paura delle reazioni che susciterebbero le motivazioni e i “dossier” a sostegno se resi pubblici? La CGIL vuol costringere i lavoratori a spendere soldi in avvocati e tempo nelle lungaggini amministrative per ottenere l’applicazione di un diritto acquisito, nella speranza di farli desistere dalla lotta?
Oppure in pentola bolle qualcosa di ancora più scottante? “A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca” diceva Giulio Andreotti, uno che la sapeva lunga sulle manovre e i traffici del sottobosco della Repubblica Pontificia. L’espulsione di M. Elena ha preceduto di pochi giorni lo scoppio dello scandalo Fonsai: arrestata tutta la famiglia Ligresti (salvo un figlio, latitante in Svizzera), un pezzo da 90 del gotha del capitalismo italiano, immobiliaristi e assicuratori d’alto bordo con tentacoli a 360 gradi e di casa con Craxi e i La Russa. Il patriarca Salvatore già condannato nell’ambito di Tangentopoli era tornato all’attività di “costruttore” (ma non solo, evidentemente!) dopo aver patteggiato la pena ed essere stato affidato ai servizi sociali; insieme a loro sono stati arrestati due ex amministratori delegati e un ex vicepresidente di Fonsai, tutti accusati di “falso in bilancio e manipolazione del mercato”. Ebbene la compagna M.Elena faceva parte della Segreteria di coordinamento della Fisac CGIL in Fonsai. Da vario tempo aveva posto la Fisac di fronte alla necessità di intervenire in Fonsai, ancora a giugno di quest’anno scriveva ai membri della Segreteria di coordinamento: “Compagne e compagni, questa mia mail intende denunciare il gravissimo stato in cui versa il settore sinistri, soprattutto al Sud. Negli ultimi tempi stanno fioccando contestazioni a liquidatori a cui fanno seguito licenziamenti senza possibilità di appello. Tutto questo in un'azienda che, come è noto a tutti, ha condotto una politica non imprenditoriale ma speculativa (falso in bilancio su riserve sinistri) e in particolare al Sud. Da parte aziendale non c'è mai stato alcun investimento né in termini di personale (uffici sottodimensionati rispetto a carichi di lavoro allucinanti), né in strumenti a disposizione dei liquidatori per contrastare le frodi, lasciando di fatto i liquidatori soli a presenziare vere e proprie zone di frontiera. Salvo poi ribaltare, in maniera strumentale e disonesta, la responsabilità esclusivamente in capo ai lavoratori. È di stamattina la notizia di ben 2 licenziamenti in Calabria (di cui un nostro iscritto). Un altro collega è stato sospeso a Napoli la scorsa settimana. Oltre ai 5 lavoratori licenziati negli ultimi 2 anni solo a Napoli. Il sindacato e ancor di più la Fisac CGIL non può più sostenere questo andazzo. Tutto questo non è più tollerabile, compagni, anche perché i colleghi stessi hanno paura di essere colpiti, in una roulette russa dove l'onere della prova è totalmente a carico loro, anche su situazioni che risalgono a molti anni fa. Quindi la Fisac deve decidere da che parte stare!!!Personalmente, per la delega che ancora ho e ho diritto ad esercitare, metterò in campo un giro di assemblee sui territori che presiedo, per poter raccogliere le preoccupazioni degli iscritti e per poter dare loro voce, in tutte le sedi opportune e chiedo, fin da ora, che venga richiesto un incontro che affronti realmente i problemi che vivono i liquidatori e i lavoratori degli Uffici Sinistri in generale, per poter contrastare la carneficina in atto. Saluti, Maria Elena Muffato (06.06.13). M.Elena è stata espulsa perché disturbava o danneggiava gli intrallazzi e le manovre dei dirigenti sindacali, danneggiava la concertazione (inciucio) tra sindacato e banchieri-speculatori?
Con l’espulsione di M. Elena la direzione della CGIL e il Collegio Statutario stanno applicando lo stesso metodo usato a Piacenza e denunciato dallo stesso ex segretario della Camera del Lavoro di Piacenza, Gian Franco Dragoni? “ L’ultimo scandalo della Cgil a Piacenza: dalla truffa agli anziani al muro di omertà” (15 gennaio 2013).
Un software truffaldino che iscriveva indebitamente ignari anziani al sindacato pensionati (Spi) della Cgil, prelevando addirittura la quota di iscrizione direttamente dalle loro pensioni, un processo che si sta svolgendo molto lentamente, un vergognoso muro di omertà che ha coinvolto il sindacato anche a livello nazionale.
E’ l’ultimo scandalo della Cgil, scoppiato a Piacenza. I giornali quasi non ne parlano, ma il caso delle tessere false dello Spi-Cgil di Piacenza è cominciato nel 2010, con la denuncia di alcuni anziani che si sono trovati iscritti al sindacato a loro insaputa, senza averne mai minimamente mostrato neppure le intenzioni. Il processo, cominciato da mesi, è tuttora in corso e sembra in fase di stallo.
Cinque gli imputati: Franco Sdraiati, ex segretario provinciale Spi; Nicola Gasbarro, già segretario organizzativo del sindacato pensionati Cgil; Anna Maria Nicocia, componente della segreteria dello Spi; Loredana Riva, ex direttrice del patronato Inca; Edgardo Musselli, operatore della Lega Spi-Farnesiana.
Ciò che è più grave, però, è che la Cgil , anziché costituirsi parte civile o allontanare anche solo temporaneamente i quattro sindacalisti e l’impiegato, pur nella presunzione di innocenza, ha pensato bene di proporre un risarcimento, o meglio la restituzione del maltolto, agli anziani truffati in cambio del ritiro della querela. Non solo: i dirigenti che hanno denunciato o criticato lo scandalo sono stati cacciati senza complimenti dal sindacato. Un modo come un altro per dire: ‘Ci siamo dentro fino al collo’. Una lettera aperta, pubblicata lo scorso 19 giugno 2012 sul quotidiano piacentino Libertà, scritta e inviata dall’ex segretario della Camera del Lavoro di Piacenza Gian Franco Dragoni, spiega in ogni dettaglio lo scandalo e il vergognoso muro di omertà alzato dal sindacato.
A Piacenza la direzione della CGIL copre i suoi esponenti accusati di essere gli autori diretti della truffa ai danni dei pensionati, a Fonsai la direzione CGIL ha bisogno di coprire qualche dirigente Fisac che ha fatto carriera o si apprestava a fare carriera (lui o qualche suo familiare) sotto l’ala dei Ligresti e del loro entourage, che ha partecipato al banchetto della spremitura di Fonsai, che ha chiuso tutti e due gli occhi sui traffici dei Ligresti & C.? Mauro Moretti (che due giorni fa è stato rinviato a giudizio per omicidio colposo plurimo, disastro ferroviario colposo, incendio colposo, lesioni colpose plurime e violazione delle norme antinfortunistiche: il processo inizierà il 13 novembre prossimo) non è un’eccezione. E’ lungo l’elenco dei sindacalisti CGIL che hanno usato il sindacato (quindi i lavoratori) come trampolino per fare carriera. Come boiardi di Stato o nelle aziende private o nelle associazioni padronali. In tempi recenti e passati.
Della Fisac: il caso più eclatante è quello del Monte dei Paschi di Siena, nell’occhio del ciclone per lo scandalo dei derivati Alexandria e Santorini. Lì è una tradizione consolidata che i funzionari della Fisac CGIL facciano carriera come dirigenti della banca per poi magari diventare sindaci della città: Bruno Valentini, il neo sindaco targato PD, è solo l’ultimo della lista. “Il ‘rottamatore’ senese Valentini ha fatto carriera nella Cgil, diventando responsabile nazionale della Fisac-Cgil del Monte dei Paschi di Siena, segretario provinciale di categoria e membro della segreteria regionale toscana. Ottima carriera anche nella banca, di cui è dipendente dal 1976, poi funzionario, poi titolare di filiali in Toscana e Umbria, quindi, in stagione Mussari, ‘responsabile del settore-Family delle filiali della provincia di Siena’. A pensarci bene, lo stesso identico curriculum di tre precedenti sindaci di Siena, per 30 anni (Pierluigi Piccini, Vittorio Mazzoni della Stella e Maurizio Cenni), tutti funzionari del Monte e tutti ex segretari della Cgil bancaria”. E’ strano che non si siano “accorti” di quello che succedeva al Monte dei Paschi? Il risultato è che adesso migliaia di lavoratori del Monte dei Paschi rischiano il posto di lavoro!
E di altre categorie della CGIL. Ci limitiamo solo ai più famosi. “Clamoroso e in qualche modo emblematico è stato il percorso di un personaggio del calibro di Ivan Cavicchi: ex sindacalista della Cgil, settore sanità, venne nominato un bel giorno direttore generale della Farmindustria, associazione aderente alla Confindustria (…). Agostino Conte, negli anni Ottanta punta di diamante della Flm, sindacato metalmeccanico della Cgil, diventato in seguito dirigente dell’Ilva, la società siderurgica controllata dall'Iri. Ora Conte è un manager della Duferco, una delle più grandi società di trading internazionali dell’acciaio, che fa capo a Bruno Bolfo. Conte è stato un antesignano: uno dei primi sindacalisti a passare al mondo manageriale. Dopo di lui è cominciata un' autentica migrazione. La lista è lunghissima: Fulvio Vento, ex Cgil, è diventato presidente dell'Acea, la municipalizzata romana quotata in Borsa. Mauro Moretti, ex responsabile dei trasporti della Cgil, ora (…) amministratore delegato di Rete ferroviaria italiana, la società delle Ferrovie che controlla tutte le infrastrutture e gestisce migliaia di miliardi [di lire] di investimenti l'anno. (…) Stefano Patriarca (Cgil) è finito alla presidenza del Formez, uno degli ex enti di promozione dell’Agenzia per il Mezzogiorno. Luciano Mancini, anch'egli ex esponente della Cgil trasporti, è stato per anni, fra le polemiche, alla presidenza dell’Enav. (…) Giacinto Militello (Cgil) prima alla presidenza dell’Inps, quindi all’Antitrust, di cui è stato componente per sette anni, infine alla presidenza del fondo pensione Cometa. Non è tuttavia inusuale trovare ex sindacalisti in posti di responsabilità anche nella pubblica amministrazione o affini. Due gli esempi più noti: Giuliano Cazzola (Cgil), direttore generale del ministero del Lavoro, è destinato alla guida del collegio sindacale dell’Inps ed è fra i candidati alla presidenza dell’istituto di previdenza pubblico. Guido Bolaffi (Cgil) è stato confermato direttore generale del ministero del Tesoro anche dal governo di centrodestra. Un caso a parte è forse Angelo De Mattia, dipendente della Banca d'Italia, ex leader del sindacato dell’istituto di emissione ed ex numero due dei bancari della Cgil, oltre che responsabile per il credito del Partito comunista, diventato uno dei massimi dirigenti di via Nazionale. Recentemente è stato nominato funzionario generale ed è il braccio destro del governatore Antonio Fazio” (Sergio Rizzo, Corriere della Sera del 3.06.2002).
Anche a un bambino è evidente che non hanno certo fatto carriera perché si sono distinti nella difesa degli interessi dei lavoratori!
I caporioni di sindacati di regime per continuare a godere dei privilegi che la borghesia assegna loro devono cacciare i sindacalisti, delegati e iscritti scomodi che disturbano (o possono disturbare) la loro collaborazione con i padroni, gli altri capitalisti e il loro governo. La sinistra presente nella CGIL deve organizzarsi e mobilitarsi in prima persona nella lotta affinché i lavoratori si prendano in mano la direzione dei loro sindacati. I sindacalisti filo padronali si iscrivano a Confindustria!
Estendiamo la mobilitazione contro la linea di complicità e resa al padronato e al governo della Camusso e degli altri ex nipotini di Craxi ed ex soci di Sacconi!
Trasformiamo gli attacchi della destra CGIL in uno strumento per estendere il coordinamento e l’azione di orientamento, organizzazione e mobilitazione delle RSU, dei delegati e degli operai più avanzati e combattivi!
Per la democrazia nei sindacati (elezione dei dirigenti, controllo dei lavoratori sui dirigenti e sui funzionari, la decisione dei lavoratori e delle RSU deve prevalere sulle decisioni degli organismi e dei dirigenti, ecc.) e nella rappresentanza sindacale di fronte ai padroni e alle loro autorità (nella elezione delle RSU, nella rappresentanza nelle trattative, nella decisione sugli accordi sindacali e sui contratti di lavoro, ecc.)! Facciamo saltare l’Accordo del 31 maggio!
La lotta contro l’Accordo del 31 maggio è parte integrante della lotta più generale per farla finita con la crisi, i suoi effetti e i suoi responsabili, la democrazia nei sindacati e nella rappresentanza sindacale favorisce la mobilitazione, favorisce i lavoratori e i loro interessi, contrasta la corruzione e l’influenza della borghesia nei sindacati.